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 Oggetto del messaggio: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: gio 1 feb 2007, 17:03 
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Visto che oggi il vecchio forum dovrebbe chiudere riposto la prima parte della mia fanfiction qui prima che vada tutto perso. :P

BALTO IV

Il vero padre

CAPITOLO UNO

La foresta era straordinariamente silenziosa quel giorno. Ormai quasi tutti gli animali avevano imparato a distinguere quei terribili passi dagli altri. Ormai tutti sapevano che quei passi, quelli dei cacciatori, portavano la morte.
Quel giorno però gli animali erano fortunati. Questa particolare squadra infatti non era in caccia, sebbene si portasse dietro i fucili e tutto il necessario, ma era solo in marcia. Accadeva infatti a periodi non regolari, che la squadra cambiasse zona di caccia, quando sembrava che la selvaggina del luogo fosse ormai troppo poca o troppo scaltra.
Questa squadra era formata da tre uomini accompagnati da un cane. Il cane, un husky di colore grigio scuro con un occhio azzurro e l’altro castano, aveva il compito di individuare la preda, mentre ad ucciderla ci pensavano i fucili dei cacciatori. Anche se al momento non era in caccia, l’husky non aveva certo messo a riposo il suo naso, ormai abituato a captare costantemente l’aria alla ricerca di odori. Ecco che un colpo di vento improvviso gliene portò uno stranamente familiare proprio dalla direzione verso cui si stavano incamminando. Strano perché non si ricordava di essere già stato nella cittadina che li avrebbe ospitati per il prossimo periodo.
Buffo quanto poco la mente ci metta a cancellare i ricordi più importanti.

A poca distanza da Nome, due oche discutevano animosamente. Si erano incontrate e innamorate pochi mesi prima e da allora non facevano che alternare momenti di grande tenerezza ad animate discussioni per i motivi più disparati. La presente lite comunque era per un motivo senza dubbio importante. Lei, Stella, avrebbe a breve fatto le uova e aveva bisogno di un nido. Lui, Boris, avrebbe dovuto costruirgliene uno, ma glielo impediva lo stesso motivo che era stato all’origine della loro prima lite.
“Come fa io a fare ciò, Stella, se io non vola?” chiese Boris, con il tono di voce di uno che l’ha ripetuto fino allo stremo.
“Non c’è nessun ramo nel raggio di un chilometro da Nome che sia sufficientemente basso per la tua capacità di volare?” chiese lei esasperata.
“Non si potrebbe fare a terra?”
“Sei impazzito? Il primo animale che passa potrebbe mangiare le uova!”
“Allora facciamo su tetto di una casa? In città gli animali non si spingono”
“Già, e gli uomini non sono forse animali?” chiese ironicamente Stella.
“Non potresti costruire te il nido?”
“Già, ma come farò quando avrò bisogno di mangiare se tu non puoi raggiungermi?”
Boris pensava disperatamente, ma aveva esaurito le idee. “Sigh!” pensò Boris “Volare è sempre mio problema. Anche a primo incontro c’era questo problema. Quella volta avevo risolto la situazione con nuotatina, ma stavolta acqua non può aiutare me. L’unico modo per fare uova su mare è costruire nido su una…… barca!”
“OK, Stella.” annunciò Boris raggiante. “Ho un’idea!”

La barca a cui aveva pensato Boris era una vecchia navetta di legno arenata, dove da tempo vivevano lui e Balto. Balto era un … Beh, cos’era Balto? Si poteva considerare un cane o un lupo a seconda dei punti di vista, visto che era nato dall’incrocio di un cane con una lupa, oppure si poteva considerarlo come Balto, né più né meno di ciò che era veramente. Questo però anche Balto in persona aveva impiegato tempo a capirlo. Relazioni con dei lupi non ne aveva mai avute a Nome, quindi perlopiù Balto cercava di considerarsi un cane. Purtroppo gli altri cani lo avevano isolato e solo dopo che, avendo scoperto il suo inesauribile coraggio e il suo retaggio di lupo, aveva salvato i bambini di Nome portando la medicina contro la difterite venne infine accettato sia dai cani che dagli uomini. Ora a tre anni di distanza aveva perdonato ai cani la loro crudeltà nei suoi confronti, ma non aveva dimenticato dove stava il vero amore e la vera amicizia, formatesi quando era Balto, il Reietto, e non ancora Balto, l’Eroe. Il vero amore dimorava in Jenna, l’unico cane che aveva accettato la sua diversità senza esserne spaventata, e la vera amicizia non dimorava nei cani che aveva incontrato a Nome, ma in un’oca e due orsi polari molto particolari. In particolare l’oca, Boris appunto, era stato oltre che un vero amico, anche il padre non aveva mai avuto.
Detto questo il rapporto tra Balto e Boris era spesso burrascoso, anche più di quello tra Boris e Stella. Questo avveniva perché in fondo i due erano molto diversi, ma questo non era loro di ostacolo.
In questo momento Balto, rannicchiato nella sua coperta, stava cercando di farsi un riposino, quando la voce squillante dell’amico lo raggiunse. “BALTO! BALTOOO!” Balto emise un leggero mugolio e si convinse definitivamente che quel giorno non sarebbe riuscito a dormire. Boris lo raggiunse in fretta e gli disse: “Balto, svegliati! Devo chiederti una cosa molto importante!”
Balto rispose: “Sono sveglio! Come avrei potuto dormire? Tu e Stella non fate che schiamazzare da un’ora!”
“E’ proprio di questo che devo parlarti.”
Balto si stiracchiò e andò a bere un po’ d’acqua dalla sua ciotola, quindi chiese “Qual è il problema questa volta?”
“Stella vuole che io costruisca nido per lei, ma io non può perché non vola!”
Balto sorrise. “Tutto questo mi ricorda qualcosa.”
“Lo so. Ecco io volevo chiederti se Stella può trasferirsi qui. Così io può fare nido.”
Balto ci pensò su un attimo allarmato. Immagini poco rassicuranti si formarono nella sua mente: Boris e Stella che litigano a pochi passi da lui, mezza dozzina di pulcini che non fanno altro che pigolare per tutto il giorno. Non sarebbe mai più riuscito a dormire!
Per non far capire a Boris che cosa aveva pensato, rispose subito: “C-certo! Non c’è problema.”
Boris circondò l’amico con le sue ali per abbracciarlo, mentre Balto cercava imbarazzato di divincolarsi. “Grazie” disse Boris “Io va subito a chiamare Stella!”

CAPITOLO DUE

Frattanto il gruppo di cacciatori era arrivato finalmente a destinazione. Una folla incuriosita formata sia da uomini che da cani circondò ben presto i nuovi arrivati. Mentre i cacciatori decisero che il primo luogo che avrebbero visitato della cittadina sarebbe stata la taverna, il loro cane fissava assorto un cartello che diceva: “Benvenuti a Nome”. “NOME!” pensò il cane “Come ho fatto a dimenticarlo! Certo che sono già stato qui!” Dopo essere uscito dalla trance si affrettò a seguire i suoi padroni.

Mentre i tre cacciatori bevevano allegramente, il loro cane faceva conoscenza fuori dalla taverna con alcuni cani del posto. Erano quattro cani postali, anche loro lì perché il loro padrone si faceva sempre una bevuta dopo aver terminato una consegna. Aveva appena scoperto che i loro nomi erano Kirby, Ralph, Dusty e Kodi.
“E tu?” chiese Kirby “Come ti chiami?”
“Paul”
“Non avevo mai incontrato un husky cacciatore” disse il più giovane, Kodi “Di solito vengono usati come cani da slitta.”
“Già, ma io non ho mai molto amato le slitte” rispose Paul “Trovo monotono passare la giornata a correre senza scopo.”
Kodi si infiammò subito, perché amava molto il suo lavoro. “Non è senza scopo! Aiutiamo le persone.”
“Anche noi! Portiamo loro carni e pellicce e inoltre teniamo lontani gli animali selvaggi”
Dusty intervenne, riconciliatoria: “In fondo i due lavori hanno molto in comune. Entrambi sono indispensabili per gli uomini e in entrambi si corre molto.”
“Giusto!” intervenne Ralph “Correre è sempre il miglior modo per aiutare gli umani!”
“Allora potresti cominciare a farlo Ralphy, vecchio mio” rispose Kirby “Invece di lasciarti trascinare da noi!”
I cinque cani scoppiarono a ridere, anche Ralph, che prendeva sempre bene le battute su di lui. Si fermarono subito quando Kodi esclamò: “Ehi, ragazzi, guardate laggiù! Quello non è il sindaco?”
“È proprio lui!” confermò Dusty.
I cani si scostarono allora dall’ingresso della taverna per farlo entrare, perché l’uomo voleva entrare proprio lì. Tennero però la porta socchiusa perché erano curiosi di sapere che cosa ci faceva lì il sindaco, uomo conosciuto per il suo odio per l’alcool e per il suo amore per il suo ufficio. Quando chiese di poter parlare al capo dei cacciatori, la cosa interessò Paul più di tutti gli altri. Purtroppo non si riusciva a sentire molto, perché gli altri avventori facevano un gran baccano. Riuscirono solo a sentire il sindaco che diceva all’altro: “…come le dicevo Balto è molto amato dalla gente di qui, quindi…”
Alla fine i cani ci rinunciarono, anche perché Paul era molto interessato a quel poco che aveva sentito. “Balto?” chiese.
“È l’eroe della città” spiegò Kirby “Ha portato la medicina a Nome durante una tormenta, salvando i bambini della città malati di difterite. Ha anche salvato il nostro lavoro dalla concorrenza aerea e ha salvato il pilota dell’aereo dopo che si era schiantato. Ormai è una specie di leggenda!”
Paul era molto stupito da questo racconto.
“È mio padre” disse orgogliosamente Kodi. I suoi occhi indagatori (molti si sentivano a disagio a causa degli occhi di Paul) si fissarono su Kodi, quindi gli disse: “Mi piacerebbe molto conoscerlo. Dimmi, Kodi, dove abita?”
“Abita in un relitto abbandonato sulla spiaggia” rispose Kodi, felice dell’interesse dello straniero “Se vuoi posso accompagnarti.”
“Grazie. Mi faresti un grosso favore”

Pochi minuti dopo i due cani erano in cammino verso la barca di Balto.
Dopo qualche istante di marcia silenziosa, Paul chiese: “Dimmi, Kodi. Tuo padre ti somiglia?”
Sebbene la domanda fosse stata posta normalmente, Kodi non poté fare a meno di chiedersi se in realtà non conoscesse già la risposta. Provò a vedere dove voleva andare a parare: “No.”
“Ma, è un husky?”
Il sospetto di Kodi si fece più acuto, ma fece finta di nulla. “No, mia madre è un husky, mentre mio padre lo è solo per metà. Per questo sembro un husky puro.”
“E l’altra metà?”
La conversazione iniziava a mettere a disagio Kodi.
“Mio padre è per metà un lupo.”
“Ah, adesso capisco perché vive da solo in un relitto nonostante sia l’eroe della città! La gente ha sempre avuto paura dei lupi.”
“Non vive da solo! Condivide la barca con un’oca.”
Questa volta Paul sembrava davvero sorpreso. “Un’oca? Perché non la caccia via e non si tiene la barca tutta per sé?”
“Perché sono amici. Anzi di più, Balto è stato cresciuto dall’oca. È stata una sorta di padre per lui.”
Kodi vide Paul rabbuiarsi. Evidentemente allo straniero non piaceva l’argomento, perché cambiò subito discorso: “Allora Kodi, raccontami ancora del tuo lavoro.”

CAPITOLO TRE

Intanto alla barca l’arrivo di Stella aveva avuto conseguenze ben più serie di quelle pensate da Balto. Fin da quando era arrivata infatti Stella non aveva fatto altro che organizzare l’imminente nascita. Prima di tutto aveva deciso di sistemarsi nella sala di comando (cioè una specie di stanza chiusa dove una volta era sistemato il timone della nave). Questo era stato un boccone amaro per Balto, visto di solito lì dormiva lui. Per questo aveva cercato di protestare, ma Stella era stata irremovibile.
“Non pretenderai di piazzare il nido all’aperto, senza nessuna copertura qualora piova” aveva detto Stella.
Dopodiché erano iniziati i lavori casalinghi. Stella aveva chiesto a Boris di lavare la sala, così che i piccoli nascessero in “un ambiente igienicamente adeguato.”
Visto che Boris era impegnato in quel compito, Stella chiese a Balto di andare a raccogliere dei rami per costruire il nido. Balto andò volentieri perché tutta quella agitazione cominciava a fargli venire mal di testa.

Una volta fuori Balto incontrò Muk e Luk. Avevano l’aria di annoiarsi parecchio, quindi si mostrarono entusiasti di incontrare l’amico. Muk gli chiese:
“Ehi Balto, dov’è zio Boris?”
“È alla barca, ragazzi, ma non andate a disturbarlo. È molto preso dai preparativi per la nidiata.”
“Allora giochi tu con noi, Balto?”
“Mi dispiace, ragazzi, ma anch’io ho la mia parte di lavoro.”
Muk e Luk si intristirono per un attimo, poi Luk disse qualcosa al fratello. Muk rispose: “Giusto! Anche noi vogliamo aiutare zio Boris! Ti possiamo aiutare, vero Balto?”
“Certamente. Dovreste aiutarmi a trovare della legna.”
Muk e Luk non potevano essere più felici. Iniziarono a saltellare gioiosi e Muk disse:
“Sappiano noi dove trovarla! Andiamo a prenderla e torniamo subito!”
Detto questo corsero via. Balto decise di dare comunque il suo contributo e raccolse tutta la legna che trovava.
Stava tornando alla sua catasta con gli ultimi rami quando vide due cani che si stavano avvicinando alla barca. Quando si furono avvicinati ulteriormente riconobbe tra i due suo figlio Kodi, mentre l’altro non gli sembrava nessun cane che conoscesse. Per fare capire al figlio dove si trovava, Balto lanciò un ululato a Kodi. Questi individuò il punto da dove era provenuto il verso e si mise a corrergli incontro, mentre l’altro cane lo seguiva camminando. Quando Kodi arrivò dal padre, Balto gli chiese:
“Ciao, Kodi. Come mai sei qui? E chi è il tuo compagno?”
Kodi prese un attimo fiato, quindi rispose:
“È un cane che è arrivato oggi in città. Dopo che ci ha sentito parlare di te, ha insistito per conoscerti, così l’ho portato qui.”
Balto portò incuriosito il suo sguardo sullo straniero, che ormai era abbastanza vicino. Una cosa attirò subito la sua attenzione: aveva un occhio azzurro e uno marrone.
Un improvviso ricordo lo colpì con la forza di un martello, lasciandolo tremante. Era nella sua barca. Un cane stava entrando nella sala di comando, dove lui alloggiava. Era contento di rivederlo finalmente. Ricordava come si era sentito solo e abbandonato quella giornata. Il sole stava tramontando e le ombre si erano allungate. La faccia del cane era per metà coperta dall’ombra della struttura, mentre l’altra metà era illuminata dalla luce che passava attraverso la porta. L’unico occhio del cane che per il momento riusciva a vedere, di colore castano, lo fissava con benevolenza.
Poi il ricordo venne sostituito da un altro, meno nitido perché in parte oscurato dalle lacrime. Anche questa volta era il tramonto e anche questa volta c’era il cane, lo stesso di prima. A parte il suo stato d’animo altre due cose erano cambiate. La prima era che il cane questa volta lo stava lasciando, se ne stava andando. L’altra era che l’unico occhio che riusciva a vedere tra le ombre della stanza era di colore azzurro.
Il cane era tornato. Era lì!

Paul, continuando a camminare con esasperata lentezza, finalmente arrivò. Balto lo fissava ancora tremante, mentre Kodi guardava il padre, preoccupato da quell’inaspettata reazione. Fu Paul a rompere il silenzio.
“Beh, Balto? Non mi saluti?”
Balto rimase in silenzio ancora per qualche istante, quindi disse con una voce che esprimeva che esprimeva sia rabbia che dolore.
“Che cosa ci fai qui? Perché sei tornato? E dov’è Noil?”
Kodi, che era rimasto molto turbato dal tono di voce del padre, gli chiese:
“V-vi conoscete, papà?”
Paul sorrise a Kodi e disse:
“Sì, Kodi. Io sono tuo nonno.”
Kodi lo guardò stupito e confuso.
“Papà, lascia stare mio figlio” disse Balto “e rispondimi. Dov’è Noil?”
Questa volta Paul rimase apertamente seccato dall’ostilità del figlio, così rispose amaramente:
“Se proprio lo vuoi sapere, è morto!”
Kodi capì dal dolore che esprimeva il muso del padre, che Balto doveva volere molto bene a questo Noil.
“Morto? Come è successo.”
“È stato attaccato da un orso durante una battuta di caccia qualche anno fa.”
Gli occhi di Balto si riempirono di lacrime. Paul allora, probabilmente sperando in questo modo di riappacificarsi con il figlio, gli si avvicinò con l’intenzione di consolarlo, ma Balto gli si allontanò ringhiando:
“Non ti avvicinare. È stata tutta colpa tua se è morto. Tu hai voluto che diventasse assolutamente un cane da caccia. Dov’eri tu quando tutto questo succedeva? Perché tu ti sei salvato? Scommetto che non hai mosso un dito per aiutarlo.”
“Figliolo, il dolore ti ha sconvolto lo capisco. Ma cerca di ragionare. Ecco, il tuo vecchio viene a trovarti dopo tanto tempo e tutto quello che fai è coprirlo di ingiurie e ridicole accuse.”
“Come osi chiamarmi figliolo. Dove sei stato durante tutta la mia vita per poterti ancora considerare mio padre. Tu non sei mio padre.”
“Già, e ho sentito che hai trovato un ottimo sostituto, vero? Un’OCA!” ribatté Paul a metà tra il furibondo e l’ironico “Mi sorprende che gli altri ti considerino ancora una cane! Allora, ho sentito prima quanto sei bravo ad ululare. Perché adesso non ci fai sentire come starnazzi.”
Paul però non riuscì ad aggiungere altro, perché venne improvvisamente colpito da Kodi. L’urto lo spinse indietro per due metri e quando si rialzò sentì Kodi dirgli:
“Non osare mai più parlare a mio padre in quel modo! E adesso sparisci!”
Paul lanciò un’ultima occhiata da animale ferito, quindi se ne andò. Kodi avrebbe voluto chiedere informazioni a Balto, ma proprio in quel momento giunsero Muk e Luk con la “legna”. Evidentemente nessuno dei due aveva mai visto un nido perché quello che portarono fu un unico tronco d’albero tagliato, lo stesso che di solito usavano come saliscendi. Balto rise di gusto quando li vide (forse anche per tentare di uscire dal suo stato d’animo di prima) e gli disse: “Ragazzi, sono sicuro che lo zio Boris apprezzerebbe molto il vostro sacrificio, ma quel tronco non entrerà mai sulla barca. Perché non mi aiutate a portare i rami che ho raccolto?”
Muk e Luk acconsentirono entusiasti, evidentemente felici che in fondo “lo zio Boris” non richiedesse il sacrificio del loro amato saliscendi.

CAPITOLO QUATTRO

Finalmente venne il gran giorno. Alla barca c’era molta agitazione. Il nido appena costruito per Stella si era riempito con tre fantastiche uova. L’altra buona notizia, almeno per Balto, era che adesso che Stella era impegnata a covare le uova aveva smesso di dare ordini a tutti.
“Possiamo vedere le uova, zio Boris?” chiedeva Muk saltellando “Possiamo? Per favore.”
“Assolutamente no!” ripeteva l’oca “Rischiereste di rovinare l’imprinting!”
Luk fece dei versi a Muk, che disse: “Luk ed io vorremmo sapere che cosa sono queste impronte.”
“Volete dire che non sapete cos’è imprinting?” chiese Boris scettico.
“A dir la verità neanch’io ho mai sentito parlare di queste impronte” intervenne Balto.
“Non impronte, imprinting!” rispose esasperato Boris. Poi si rese conto che tutti pendevano dalle sue labbra, quindi ne approfittò per tenere una delle sue rare conferenze (o almeno una delle sue rare conferenze con un pubblico interessato): “Dunque dovete sapere che la riproduzione negli uccelli è molto diversa da quella dei mammiferi. Oltre al fatto che noi uccelli facciamo le uova e non produciamo latte, esiste anche il fenomeno dell’imprinting, o come lo chiamano alcuni romantici del “primo amore”. In pratica quando i nostri cuccioli escono dalle uova considereranno la prima cosa che si muove che vedranno come la loro madre. Ecco perché nessuno deve avvicinarsi finché tutte le uova non si saranno schiuse.”
Purtroppo per Boris la sua conferenza non fece molto effetto sugli orsi, perché non aveva ancora finito di parlare che sia accorse che già si stavano di nuovo dirigendo alla “sala covata”. Invece Balto rimase pensieroso dopo il discorso dell’amico, tanto che nemmeno si accorse delle urla di Boris: “Cosa ho appena detto. Voi non deve entrare!”
Venne invece risvegliato da un altro grido, questa volta umano: “BALTO! BALTO! VIENI BELLO!” “Rosie” pensò Balto, e si affrettò ad andarle incontro. La vide che correva anche lei verso la barca con Jenna appresso. Quando Balto le raggiunse le salutò ambe due scodinzolando e quasi facendo cadere la bambina per l’eccesso di zelo.
Rosie mentre lo accarezzava gli diceva: “Balto! Come stai? Vedo che la tua casa è come al solito un’arca di Noè.” L’ultimo commento era dovuto al fatto che Boris, Muk e Luk si erano affacciati dalla barca per osservare l’incontro.
Balto si ritrovò a guardare la ragazzina e rimase sorpreso del fatto che fosse cambiata così poco dall’anno in cui si era ammalata di difteria. In realtà Rosie era cresciuta normalmente, ma, mentre tre anni per un cane sono tantissimi, sugli umani sembravano quasi non avere effetto. Su un aspetto però Balto aveva assolutamente ragione: la personalità di Rosie era cambiata pochissimo. Rimaneva la solita bambina allegra pronta a dare tutto il suo amore a chiunque ne aveva bisogno. Di ciò Balto le era immensamente grato e gli sarebbe piaciuto molto riuscire a farle capire quanto il suo affetto aveva significato per lui.
Rosie trasse da una tasca una bandana simile a quella di Jenna, ma di un rosso acceso. Quindi, insolitamente seria, lo legò al collo di Balto e gli disse: “Ascoltami attentamente, Balto. Oggi in città sono venuti dei cacciatori, che dicono che rimarranno qui per un po’ di tempo. Il sindaco si è incontrato con loro e gli ha raccontato di te. Tutti in città sono preoccupati che ti sparino scambiandoti per un lupo. Per questo motivo non devi assolutamente toglierti questa bandana, perché servirà a far capire ai cacciatori che tu sei Balto.” Quindi fissò negli occhi Balto e gli disse: “Capito, Balto? Non devi mai toglierti la bandana. E se puoi evita di andare nella foresta. Capito?”
Balto gli leccò la faccia per cercare di fargli capire che aveva capito. Rosie tornò più tranquilla e disse: “Bravo Balto. Sapevo che mi avresti capito. Ora devo andare, ma Jenna può rimanere a giocare un po’ con te.” Lo accarezzò un’ultima volta e se ne andò.
Balto e Jenna la guardarono allontanarsi per qualche secondo, finché Balto non ruppe il silenzio: “Caspita, non l’avevo mai vista così seria!”
“Era molto preoccupata per te. Sai che ti vuole bene.” rispose Jenna.
“Già. Ehi, adesso sono con questa cosa sono un cane al cento per cento” disse Balto ironicamente.
Jenna sorrise per un attimo, poi rispose, improvvisamente seria anche lei: “Senti, Balto. A proposito dei cacciatori, Kodi mi ha raccontato che…”
Balto la interruppe: “Ehm, mi sembra che alla barca mi stiano chiamando. Sai ultimamente abbiamo tutti molto da fare per le uova di Stella. Scusa, Jenna, ma sono molto impegnato. Ci vediamo.” Detto questo se ne andò in tutta fretta senza voltarsi.
Arrivato alla barca Boris gli chiese: “Beh, cosa è successo?”
“Oh, niente. Rosie è venuta a regalarmi questa bandana. Ha detto che sono arrivati dei cacciatori e che non mi spareranno se indosserò questa. Ah, Muk, Luk, che ne dite di stare per un po’ qui da noi. Non penso sia sicuro tornare nella foresta.”

A Nome la slitta della posta era nuovamente in partenza. I cani aspettavano impazienti di partire, mentre il padrone umano caricava le lettere sulla slitta. Kodi sorrise quando sentì dietro di lui Ralph che si lamentava per il sole che lo accecava. “Non gliene va mai bene una” pensò, ma senza irritazione perché in realtà Ralph gli stava molto simpatico. I suoi pensieri vennero bruscamente dirottati quando vide Paul che si stava avvicinando. Kodi era molto curioso e indeciso verso quel cane. Se non fosse stato per l’atteggiamento di Balto verso di lui, sarebbe stato al settimo cielo di aver finalmente incontrato suo nonno. Che cosa poteva aver mai fatto per meritarsi quel freddo benvenuto da parte del figlio? Avevano parlato della morte di un certo Noil, ma non poteva essere solo quella la causa dell’ostilità, perché Balto era già arrabbiato con lui prima di sapere della sua triste sorte. Kodi decise di ostentare con il nonno un atteggiamento di fredda indifferenza, nell’attesa di poter chiedere al padre maggiori informazioni su di lui. Fece quindi finta di niente quando Paul lo raggiunse. Rimase però di sasso quando scoprì che cosa era venuto a fare lì.
“Buona fortuna, Kodi.” gli disse “Mi hanno detto che sei una scheggia quando corri, così sono venuto a vedere la tua partenza.”
Kodi, preso alla sprovvista, si ritrovò a rispondere, imbarazzato “Ah, g-grazie.”
Paul gli fece l’occhiolino e si allontanò per permettere alla slitta di partire. L’uomo gridò “March” e i cani partirono.
Quella fu la prima partenza dove Kodi non era eccitato o impaziente. Non riusciva a smettere di pensare a Paul. Non gli sembrava così cattivo. Era persino venuto a vederlo nonostante qualche giorno prima l’avesse malamente colpito. Possibile che fosse Balto ad essere in torto?
“Kodi!” gli urlò Kirby poco più avanti “Ti decidi a darti una mossa? Tra te e Ralph oggi sto facendo tutto io!”
Kodi tornò bruscamente alla realtà e accelerò. Per mettersi l’anima in pace prese una decisione: avrebbe chiesto a Balto perché ce l’aveva con Paul. Adesso non era il momento di starci a rimuginare. Adesso aveva una consegna da fare!

Mentre Kodi era tormentato da queste domande, Balto nella quiete della sera osservava il mare. E la sua superficie, continuamente mossa da aliti di vento, rifletteva l’animo del cane/lupo, tormentato da un dolore meno ossessivo, ma più profondo. E più antico. Nel silenzio assoluto della notte, dove sembrava un peccato emettere un suono, a Balto sarebbe sembrato un peccato non pronunciare quel nome, causa di tanta tristezza come in passato era stato causa di tanta gioia.

… …
… “Noil” … … …
.

CAPITOLO CINQUE

La slitta della posta arrivò parecchi giorni dopo e a notte inoltrata. Il viaggio era stato molto più lungo del previsto. Il terreno era diventato impraticabile e una serie di frane aveva bloccato molti passi di montagna, di conseguenza il team era rimasto intrappolato a White Mountain fino a quel giorno e aveva impiegato l’intera giornata per arrivare.
Vista l’ora tarda, nessuna folla aspettava con impazienza la slitta, quindi i cani non ricevettero il solito benvenuto. Nonostante ciò e nonostante fosse esausto, Kodi era soddisfatto di aver portato a termine la sua “missione”. I giorni passati intrappolati a White Mountain era stati particolarmente spiacevoli, sia perché detestava interrompere a metà il lavoro sia perché non vedeva l’ora di vedere finalmente Balto come aveva programmato.
Kodi decise di andare subito a trovarlo, nonostante l’ora. Se, come era altamente probabile, avesse trovato il padre addormentato al suo arrivo, ne avrebbe approfittato per riposarsi accanto a lui fino al mattino successivo. Con passo lento, si diresse quindi verso la barca. Decise di prendere la strada più breve, perché non vedeva l’ora di potersi finalmente riposare. La scorciatoia passava davanti a un grande totem, che era un utile punto di riferimento per trovare la barca di Balto partendo dalla città e viceversa. Kodi decise di fermarsi un attimo, perché adesso che non aveva più il lavoro come incentivo ogni passo gli provocava dolori per tutto il corpo. Mentre riprendeva un attimo fiato, studiò il totem per distrarsi.
Fin da quando era piccolo era spesso passato davanti al totem, ogni volta che voleva andare a trovare il padre. Una volta aveva chiesto a Balto a che cosa servisse e la risposta era stata “Oh, è solo un grosso palo di legno scolpito dagli uomini.” Dopo quella domanda Kodi non si era più interessato al totem, anche perché era rimasto deluso dal fatto che gi uomini non avessero incluso un cane tra gli animali ivi disegnati.
Sorridendo tra sé ripensando a quegli eventi, Kodi fissò quindi la sua attenzione sugli animali. Alla base c’era un lupo, seguito da un caribù, un orso e un ghiottone, e in cima la testa di una volpe chiudeva la serie. Niente cani. Peccato, dopo secoli di fedele servizio all’uomo era il minimo che si sarebbe aspettato, comunque… “Ehi, un momento!” pensò all’improvviso “Gli animali non erano mica sei?” Ripercorse rapidamente il palo: lupo, caribù, orso, ghiottone e volpe. Strano era sicuro che ci fosse anche un uccello da qualche parte lì dentro. Stava per lasciar perdere e riprendere il cammino, quando il verso di un corvo sopra di lui lo spinse di nuovo a guardare il totem. Là in cima, sopra la testa della volpe, un corvo stava pigramente appollaiato. Kodi non era sicuro fosse comparso solo in quel momento, perché la sua figura nera era poco nitida nell’oscurità della notte. Il corvo lo stava fissando con insistenza. Kodi lo fissò a sua volta ed entrambi stettero così immobili a lungo. Ad un certo punto, Kodi decise non riusciva più a mantenere quello sguardo, che sembrava più antico e più misterioso di qualsiasi cosa il cane avesse mai visto, e scappò a gambe levate, dimentico della stanchezza.
Coprì tutta la strada tra il totem e la barca di corsa. Quando arrivò alla casa del padre la paura era cessata, ma rimaneva una certa inquietudine. Era sicuro che l’incontro con il volatile non era casuale, ma che il corvo fosse lì apposta per lui. Fortunatamente ormai era arrivato alla dimora di Balto. Lui lo avrebbe sicuramente confortato. Proprio in quel momento si udì un rumore, e Kodi più spaventato che mai si fiondò a bordo. Sapeva che il padre dormiva nella vecchia sala di comando, quindi ci entrò rapidamente. Quando fu dentro però non trovò Balto avvolto nella sua coperta come si aspettava, ma un nido con un uovo e dei gusci rotti all’interno. Si avvicinò circospetto e notò che sull’uovo si erano formate delle piccole crepe. “Che strano” pensò. Essendo un cane infatti, Kodi ignorava la vera funzione delle uova. Avvicinò ancora un poco il muso. Una piccola parte del guscio si staccò e dal foro vide spuntare la testa microscopica di un piccolo uccellino.
“Kodi, cosa stai facendo? Esci subito di lì!” sentì urlargli alle sue spalle una voce femminile.
Kodi girò di scatto la testa e vide Stella sulla soglia, agitata come non l’aveva mai vista, con altri due piccoli uccellini tra le ali. Quello scatto con la testa però a sua grande insaputa aveva legato saldamente e per sempre il destino del pulcino al suo. Il piccolo infatti, gli occhi gonfi di amore e di fiducia, uscì goffamente dal guscio e tentò di dirigersi verso di lui sulle zampine malferme. Quando Stella vide che l’uovo si era già schiuso e capì quello che era successo, emise un urlo pieno di dolore e angoscia. Subito Boris, Balto, Muk e Luk accorsero per scoprire che cos’era successo.
“Cos’è successo, Stella?” chiese Boris, preoccupato “Perché tu ha gridato?”
“Perché? Perché?” fece Stella, con le lacrime agli occhi e in preda ad una disperazione isterica “Perché è successo che TUO figlio” e qui si rivolse a Balto “Mi ha rubato MIO figlio!”
Balto guardò Kodi, che fissava a disagio il pulcino che gli cinguettava aggrappato ad una delle sue zampe anteriori, e disse a Stella: “Mi dispiace, Stella, ma Kodi non sapeva quello che faceva.”
Stella era furibonda, ma sapeva che ormai non poteva più farci niente. Si rivolse a Boris, astiosa, e disse: “Bene! Noi ce ne andiamo subito! Troveremo un altro posto dove costruire un nido! Non intendo stare in questa catapecchia un secondo di più!”
Strinse a sé gli altri due pulcini, quasi temesse che qualcuno volesse strapparglieli dalle ali, e se ne andò con passo di marcia. Boris lanciò un’occhiata addolorata a Balto, poi si affrettò a seguire la compagna.

Balto, Kodi, Muk e Luk non si erano ancora mossi. Balto fissava pensieroso il pulcino che continuava a strusciarsi sulla zampa del figlio. Kodi era pieno di domande e preoccupazioni, ma non osava rompere il silenzio. I due orsi polari non avevano esattamente capito tutto quello che era successo, ma avevano capito che non era il momento di scherzare.
Fu Balto a prendere l’iniziativa e a rompere il silenzio: “Muk! Luk! Per favore, seguite Boris e Stella finché non scoprirete dove decideranno di trasferirsi. E cercate di farlo senza farvi notare.”
Felici di poter uscire da quella situazione imbarazzante, i due obbedirono senza dire una parola, lasciando padre e figlio soli com’era intenzione di Balto.
A quel punto Kodi non ce la fece più a trattenere le domande e chiese: “Papà, che cosa è successo?”
Balto fece un profondo sospiro e disse al figlio: “Siediti, Kodi.”
Kodi ubbidì e il pulcino gli si accoccolò tra le zampe, vicino al petto caldo.
Balto gli chiese: “Perché sei venuto qui a quest’ora?”
“Beh, ecco…” iniziò Kodi imbarazzato “Ero venuto a chiederti… di Paul… e te… insomma, cosa è successo… perché…”
Balto fece un altro grosso sospiro e gli disse: “Kodi, ascoltami attentamente. Gli uccelli quando nascono considerano come loro madre la prima cosa che vedono muoversi.”
Kodi, che stava iniziando a capire la terribile verità, non osava interromperlo.
Balto riprese: “Per questo Stella non voleva che nessuno si avvicinasse al nido prima che tutte le uova si fossero schiuse. Quando sei arrivato, Stella aveva portato a Boris i primi due nati, perché li vedesse e perché l’ultimo non credesse proprio genitore uno dei fratelli. A quanto pare tutte queste precauzioni sono state inutili. Ormai quel piccolo ti considera suo padre e non accetterà cure da nessun altro. A tutti gli effetti è tuo figlio.”
Kodi era apertamente sconvolto dalle parole del padre.
“No, papà, non è possibile. Io non posso… Stella può venire a riprenderlo, no?”
“Non hai sentito quello che ti ho detto? La mente degli uccelli funziona diversamente da quella dei cani! Quel piccolo è per sempre legato a te.”
Kodi cercava ancora disperatamente di comprendere l’enormità di quanto era accaduto. Balto decise che doveva dirglielo subito, perché doveva capire fino in fondo cosa avrebbe significato fare il padre.
“Questo vuol dire, Kodi, che non potrai più consegnare la posta per un po’ di tempo.”
A quelle parole, lo sguardo di Kodi si accese di autentico terrore.
“Non… Non puoi chiedermi questo, papà. Non puoi chiedermi di rinunciare al mio lavoro!”
Balto assunse un tono di voce più severo: “Non dare al tuo lavoro un importanza maggiore di quanto non abbia!”
“Ma sei stato tu stesso a dirmi di come grazie al mio lavoro io posso aiutare le persone!”
“È vero, Kodi.” disse Balto, questa volta più dolcemente “Ma in questa stanza c’è qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto più di qualsiasi altro.”
Lo sguardo di Kodi si abbassò al pulcino. Quello di Balto rimase fisso sugli occhi del figlio.
“Ascolta, Kodi. Tu eri venuto qui per sapere di me e Paul, giusto? Lascia allora che ti racconti la mia storia. Quando avrò finito mi dirai che cosa hai intenzione di fare. D’accordo?”
Kodi annuì, triste ma al tempo stesso ancora interessato. In più questo gli dava l’opportunità di prendere un po’ di tempo prima di dover compiere la terribile decisione.

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MessaggioInviato: sab 3 feb 2007, 13:27 
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Complimenti, hai molto talento in queste cose direi, e la fan fiction e venuta benissimo!Quando posterai il prossimo pezzo?


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MessaggioInviato: dom 4 feb 2007, 21:59 
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Talisid ha scritto:
Complimenti, hai molto talento in queste cose direi, e la fan fiction e venuta benissimo!Quando posterai il prossimo pezzo?


Grazie mille. :P Appena riesco lo mando!

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: sab 15 set 2007, 23:40 
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Davvero notevole :wink:. Complimenti. Non ho postato prima perchè non mi ero accorto che ci fossero messaggi qui. Spero che tu posti il seguito al più presto, sono ansioso di sapere come continua.

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: mar 18 set 2007, 20:56 
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Balto ha scritto:
Davvero notevole :wink:. Complimenti. Non ho postato prima perchè non mi ero accorto che ci fossero messaggi qui. Spero che tu posti il seguito al più presto, sono ansioso di sapere come continua.


Grazie mille. :P Non so quando posterò il seguito, ho in ballo un altro racconto che mi preme finire, quindi vedrò.

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: mar 18 set 2007, 21:08 
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Peccato però (in un vero racconto ci sono anche le critiche) che uno dei punti forti della storia di Balto (in generale) sia proprio il "giocare" sulla mancanza di una madre e un padre. In questa fan fiction viene interrotta una sorta di "tradizione" che Balto e i suoi sequel si trascinano dietro sin dal 1° film e sulla quale si fa spesso perno.
Spero tu capisca cosa intendo... :?

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: mer 19 set 2007, 18:11 
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Be', non è proprio così. Balto 2 infatti "rompe questa tradizione" molto prima di me, presentando la madre di Balto, Aniu. Non lo definirei poi un "punto forte" della storia di Balto. Il fatto che i suoi genitori siano conosciuti o no non toglie né aggiunge niente di per sé alla storia.
Poi, come si può intuire dal titolo, era un tema che mi premeva raccontare. Se mai arriverò alla fine, potrai dirmi se ti è piaciuto come l'ho sviluppato. :mrgreen:

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: mer 19 set 2007, 22:19 
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Affare fatto :D! Per quanto riguarda la madre di Balto non è che viene presentata... be in un certo senso si... ma è "solo" un ricordo, una spece di spirito (che brutto termine :(...). Ricordati inoltre, che è molto difficile farmi cambiare idea...

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: mer 4 giu 2008, 23:17 
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La tua storia è benissima e sono felice se continui. :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: ven 13 giu 2008, 22:09 
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Grazie, Fieto, come al solito mi lusinghi! :P :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: gio 26 mar 2009, 23:16 
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Wow!!! Bellissimo :D !!! Continua così, sono anche io ansiosa di conoscere il resto... A proposito... Ho una vaga idea di chi sia il misterioso... :roll: ehm... Noil! :wink:

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Ogni tanto, mi piace cambiare questa "firma". Ma, sinceramente, non so proprio cosa scriverci. Mi spiace, am dovete accontentarvi di questo. Cosa? La spiegazione, ovvio xD!


Ultima modifica di Kira il lun 28 set 2009, 20:15, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Balto IV: Il vero padre
MessaggioInviato: lun 30 mar 2009, 22:18 
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Grazie mille, Kira. :P

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